Chicago


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È senza dubbio una bella città, i grattacieli di Chicago sono, praticamente, ognuno di essi, un pezzo di modernità urbana in cui si sono cimentati i più grandi architetti del secolo, da Frank Lloyd Wright a Mies Van der Rohe a, recentemente, Franck Gehry. Mi è capitato di recente di leggere un bel libro, Il Maiale e il Grattacielo di Marco d’Eramo, in cui la storia della città viene tracciata attraverso i soldi che i suoi abitanti, per la maggior parte macellai, birrai, boscaioli, hanno sempre investito nella architettura e le arti, facendo di Chicago una metafora, in qualche modo, del nostro futuro.

Ma anche qui, nonostante tutto, la storia non esiste, nel senso che ciò che è antico risale, a dir molto, all’inizio del secolo....la modalità più frequente di fare le cose è prima demolire, poi ricostruire, e con questo viene abbattuta tranquillamente e senza scrupoli qualsiasi vestigia del passato. A Chicago, ad esempio, cercherete inutilmente il vecchio Haymarket, storico mercato dove, tra l’altro, alla fine dell’800 ci fu una famosa manifestazione per la conquista delle 8 ore di lavoro giornaliere, e una sommossa a seguito della quale un gruppo di anarchici venne arrestato e successivamente alcuni di loro impiccati, e dalla quale nacque la festa del 1 maggio....così come non esistono più nella parte sud della città i mitici locali del jazz e del blues nero che hanno costruito l’immaginario della città.... semplicemente scomparsi, e la parte sud della città che un tempo era la più animata e divertente ora è un ghetto nero nel quale è consigliabile non circolare.... perchè comunque a Chicago la segregazione razziale, nonostante diversità, politically correct e ora Obama, c’è, e si sente... non vi capiterà di frequente di vedere gruppi misti di bianchi e di neri per strada, né coppie miste... Recentemente, anche il famoso Illinois Institute of Technology, costruito da Mies van der Rohe nella prima metà del secolo, è stato dichiarato a rischio di parziale demolizione, se non vengono stanziati finanziamenti per la manutenzione degli edifici che costa, evidentemente, molto di più che demolire e ricostruire ex novo.

Del resto, è abbastanza significativo vedere come vengono costruite quaggiù le case, le famose casette del sogno americano con giardino davanti, tutte esattamente uguali e regolari e così carine: sono delle intelaiature di legno prefabbricate, con mura quasi di cartone, molto poco adatte a resistere al passare degli anni ma invece molto funzionali per essere costruite e demolite facilmente e ovunque, a seconda della necessità. Questo tipo di costruzioni, inventate più o meno all’inizio del secolo, permettono di avere una casa mediamente grande ad un prezzo molto ragionevole che si può costruire esattamente uguale, trattandosi di un semi-prefabbricato, a Chicago come a Dallas o New Orleans. Dunque, la famosa mobilità americana, e la loro facilità di spostarsi nell’arco della vita da una parte all’altra del paese, è in parte facilitata, o neutralizzata, dal fatto che la vostra casa sarà esattamente uguale, e si troverà in un quartiere esattamente uguale e con un centro commerciale con gli stessi negozi, al sud come al nord, a est come a ovest. Quello che cambia, tendenzialmente, è il clima, che non è poco ve lo posso assicurare, se avete vissuto a Chicago....

Ed ecco, per finire, un’altra differenza da sottolineare, quella tra caducità, che è legata al passare del tempo, al mutare delle cose, e ancora una volta ad un processo di cambiamento che è anche una storia, o un percorso, esistenziale; e invece la transitorietà, o mobilità, che significa percorrere il territorio con una prospettiva spaziale, nella quale il tempo viene annullato dallo spazio come nei viaggi aerei, e il paesaggio è sempre diverso e sempre uguale, per chilometri e chilometri, e anche noi siamo, in un certo senso, sempre uguali dentro al paesaggio. È, questa, la prospettiva del nomade, fatta di andate e ritorni, nella quale il cambiamento viene in un certo senso annullato dalla necessità di avere sempre gli stessi punti di riferimento, le stagioni se si tratta di pascolare il bestiame, i centri commerciali se si tratta di fare la spesa.

Era, quella della caducità, l’esperienza che sentivo di vivere fino all’anno scorso quando abitavo a Londra, dove sapevo che la mia sarebbe stata una esperienza a termine e mi pareva di vivere ogni momento con la consapevolezza che fosse qualche cosa di unico che mi avrebbe cambiato profondamente e mi avrebbe permesso di vedere le cose in modo diverso.

Mi chiedo perché non riesco, quaggiù, a provare la stessa magica sensazione......